Ecco come la donna recupera: l’inverno mette alla prova la sua energia, ma c’è un segreto

Quando l’inverno si fa strada nelle giornate con quel suo solito grigiore e freddo pungente, molti sentono un certo affaticamento che sembra proprio non voler andar via nemmeno dopo un sonno ben fatto. Non è sempre questione di dormire poco, anzi. Dietro quel calo, spesso ci sono dinamiche più sottili, legate sia al cambiamento ambientale che a quello biologico che il corpo mette in atto quando la stagione cambia. Se vivi in città o in zone dove il clima è rigido, quella sensazione di disagio fisico e mentale può farsi più intensa, quasi palpabile nei mesi freddi.

Come la ridotta esposizione alla luce modula energia e umore

Durante l’inverno, il numero di ore di luce diminuisce e questo impatta in modo forte sul ritmo circadiano, quel meccanismo interno che regola quando stiamo svegli o dormiamo. A farla da padrone sono i cambiamenti nei livelli di serotonina e melatonina, neurotrasmettitori implicati nell’umore e nella sensazione di vitalità. Le giornate più corte – e questo vale soprattutto per chi vive in città – accentuano quel “rallentamento” che si traduce in cali di motivazione e in un senso di stanchezza mentale che non se ne va, anche quando il sonno sembra regolare.

Ecco come la donna recupera: l'inverno mette alla prova la sua energia, ma c'è un segreto
Uomo affaticato al lavoro con post-it disegnati a forma di occhi sugli occhi, a simboleggiare la stanchezza e la difficoltà a restare svegli. – fiorirondo.it

La dipendenza tra luce naturale e benessere psicofisico non è solo teoria: studi recenti lo confermano. La mancanza di luce altera i ritmi biologici e da lì a risentirne sono attenzione e capacità cognitive, è un passaggio diretto. Ecco perché, nei periodi in cui la luminosità scarseggia, la sensazione di affaticamento cresce, ma spesso non la si riconduce all’ambiente, specie in città dove domina la luce artificiale. Il risultato? Una brusca incidenza sull’umore e sulle capacità di concentrazione giorno dopo giorno.

Vitamina D, idratazione e movimento come fattori chiave per evitare il calo energetico

Tra i “colpevoli” meno evidenti della scarsa energia d’inverno troviamo la ridotta sintesi di vitamina D, indispensabile per mantenere forza muscolare e diverse funzioni biologiche. Soprattutto nelle zone con inverni duri, questa carenza si fa sentire di più, compromettendo risposte fisiche e livelli di energia. Stranamente, pochi associano subito quel senso di fatica quotidiana a una carenza di questa vitamina.

La disidratazione, poi, va spesso sottovalutata. L’aria secca degli ambienti riscaldati, unita al fatto che d’inverno si avverte meno sete, porta a una leggera perdita di liquidi che basta a scatenare mal di testa o difficoltà nel mantenere la concentrazione. Chi vive in città con alta presenza di inquinanti sente maggiormente questo effetto, perché il ricambio d’aria pulita è minore, e proprio quello aiuta a mantenere un buon livello di energia. La riduzione del movimento, con l’arrivo del freddo, non aiuta di certo: meno attività significa metabolismo più lento, circolazione meno efficiente e quindi una maggiore percezione di stanchezza e tono dell’umore più basso.

Se si perde anche un po’ di attività motoria – anche breve – il corpo risponde più lentamente agli stimoli e si è meno pronti a dare il massimo durante la giornata. Perciò, anche solo qualche passeggiata può fare la differenza e dare una mano contro quella sensazione tipica dei mesi freddi.

L’alimentazione invernale e il suo ruolo nella gestione dell’energia

Con il cambio di stagione, si cambia anche il modo di mangiare: si scelgono spesso cibi più calorici e ricchi di zuccheri, che danno un conforto immediato ma poi portano a sbalzi di energia durante la giornata. L’oscillazione della glicemia è uno dei motivi per cui si fatica a mantenere alte prestazioni fisiche e mentali. Senza contare che, d’inverno, la dieta tende ad essere meno varia, con meno vitamine e minerali fondamentali per il metabolismo energetico – ecco il perché del senso di affaticamento che aumenta.

Guardando al Nord Italia o a zone di centri urbani, la disponibilità di prodotti freschi cambia molto con le stagioni, e questo influisce sul benessere e anche sulla voglia di fare. Di certo, passare più tempo in casa riduce le occasioni di scegliere alimenti equilibrati e stimolanti – un dettaglio non da poco, e spesso sottovalutato. Bilanciare le scelte alimentari aiuta a sostenere meglio le energie durante i mesi più freddi e a limitare la tipica stanchezza invernale.

Quando le giornate si accorciano e la naturale attività fisica scema, capire cosa davvero pesa sul nostro senso di affaticamento diventa utile per trovare soluzione pratiche. Il sonno da solo non basta a spiegare la stanchezza che si prova: dentro c’è una combinazione di fattori biologici, ambientali e comportamentali che si intrecciano, specie in questo periodo dell’anno. Negli ultimi tempi molti, nel Paese, hanno imparato a seguire i segnali del corpo per attraversare meglio questi momenti – poco più che questo.

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