Negli spazi del Liceo Virgilio di Milano ancora si avverte un’atmosfera densa, segnata da un evento tragico accaduto durante una gita sulla neve a Crans-Montana. Quattro studenti coinvolti; un impatto emotivo che ha lasciato un segno indelebile nel cuore della scuola. La vulnerabilità psicologica si è fatta vedere chiara, soprattutto tra i ragazzi, con evidenti segnali di disagio e un senso di fragilità che non si può ignorare, richiedendo un’attenzione particolare da parte di chi li segue nel loro percorso.
Alla guida della scuola hanno preso atto dell’urgenza di un intervento mirato, concentrandosi sulla salute mentale degli studenti. Non si parla soltanto di chi era presente al momento del fatto, ma anche di chi deve fare i conti con il dolore di una perdita improvvisa, a volte nascosta o rimossa. Fra i giovani, ansia, rimorsi e paure sono reazioni frequenti a traumi di questo genere, e poi si manifestano – spesso – in modi meno evidenti, a distanza di tempo.
Perciò, è stato creato un servizio di supporto psicologico dedicato, con professionisti esperti che collaborano con insegnanti e genitori. L’obiettivo? Una rete solida, capace di accompagnare gli studenti nella gestione graduale del trauma. Un cammino lungo, che chiede costanza e professionalità, perché una ferita così profonda rischia di compromettere, nel tempo, il benessere emotivo e sociale. I ragazzi ricevono così strumenti concreti per affrontare il momento senza lasciare nulla in sospeso.
Il punto di vista della scuola e l’impegno verso gli studenti
Non basta aspettare che il tempo “sistemi” la sofferenza. Lo dicono dalla direzione, sottolineando la necessità di monitorare costantemente ogni ragazzo, con interventi che tengano conto delle loro diverse esigenze emotive. Il trauma non è solo un episodio singolo, ma una ferita aperta – che può evolvere male senza la giusta assistenza. I giovani, in particolare, si trovano davanti a paure che vanno oltre la loro esperienza quotidiana: la consapevolezza della precarietà della vita e quel senso di smarrimento per il controllo che sfugge.

Non solo chi ha vissuto direttamente l’evento, ma anche chi ha perso amici o semplicemente conoscenti deve fare i conti con una nuova realtà fatta di inquietudine e dubbi. Gli specialisti mettono in risalto la necessità di un sostegno prolungato, poiché certe emozioni tipiche dell’adolescenza non si risolvono da sole. I sensi di colpa per essere tra i “sopravvissuti” e il difficile confronto con la perdita hanno bisogno di un accompagnamento attento e continuo.
Un fattore chiave? La presenza di adulti responsabili, una rete che non solo assista subito ma crei un ambiente scolastico protetto. In collaborazione con le famiglie, si cerca di costruire un percorso condiviso, un appoggio reale per ritrovare la quotidianità. E c’è un’altra cosa: la trasparenza sull’accaduto, la chiarezza sulle dinamiche e le responsabilità, per affrontare la situazione con consapevolezza.
Una lettera per non spegnere la speranza
In mezzo a tanto dolore, è circolata una lettera scritta da una docente del liceo, indirizzata agli studenti. Anziché parole sdolcinate, usa un linguaggio diretto, semplice, senza fronzoli. L’invito? Aggrapparsi alla vita e apprezzare ogni momento, anche quelli che sembrano ordinari o complicati. Insomma, un messaggio che vuole stare vicino ai ragazzi senza minimizzare la sofferenza.
Il testo riconosce quelle paure, ansie e rabbie che si provano quando si perde qualcuno, dando voce a un sentimento che è insieme dolore e voglia di andare avanti. C’è un amore per la vita – tra le righe – che si ispira a riflessioni che sfuggono alla banalità. L’invito è chiaro: non chiudere la porta al futuro, pur sapendo che la strada sarà complessa.
Uno dei punti più delicati è il senso di colpa per essere rimasti vivi, e l’esigenza di superare questo pensiero senza perdere serenità. Allo stesso tempo, è normale attraversare momenti confusi, con rabbia e smarrimento, specie dopo una perdita ingiusta. La sfida più grande è scoprire il valore di ogni giornata e viverla davvero, senza sprecare energie in inutili rancori.
Il messaggio – nel finale – sottolinea che, anche nelle giornate più dure o nei momenti di difficoltà a scuola, si può trovare un senso. La lettera diventa così un punto di riferimento tangibile per chi cerca di uscire dall’ombra del trauma: un invito a guardare avanti, con una nuova consapevolezza e la forza di affrontare ciò che verrà.