3 errori che bloccano il riciclo della plastica e rovinano la filiera in Italia

Il settore del riciclo della plastica in Italia affronta oggi tensioni che non sorprendono più gli addetti ai lavori. Il motivo per cui molte aziende stanno fermando gli impianti non è una novità improvvisa, ma il risultato di un meccanismo economico complesso e di lungo periodo. Da una parte ci sono i costi di produzione elevati, dall’altra un mercato europeo dominato da plastica vergine proveniente dall’Asia, venduta a prezzi molto più bassi. Questa combinazione ha reso meno competitivo il materiale riciclato rispetto a quello nuovo, scoraggiando gli investimenti nel riciclo di qualità. Nonostante le strategie di sostenibilità restino un tema centrale, il riciclo plastico perde terreno, un dato che emerge chiaramente dai numeri raccolti negli ultimi mesi.

Una questione spesso trascurata riguarda il destino reale della plastica raccolta. Le difficoltà nel tracciare e controllare il riciclo avvengono in diversi paesi dell’Unione Europea, comprese alcune zone italiane. Il problema è che una parte significativa dei rifiuti plastici non trova sbocchi economici adeguati e, in certi casi, i riciclatori ricevono addirittura un compenso per accettare il materiale. Inoltre, permangono incertezze sulle procedure effettive di trattamento, dovute anche a normative non sempre chiare o applicate in modo uniforme. Chi vive in città lo nota: spesso, la plastica raccolta non viene avviata a un vero riciclo, ma rischia di finire altrove senza un controllo rigoroso.

Impianti fermi, raccolte sospese

Il blocco della produzione in molti impianti italiani ha ripercussioni dirette sull’intera filiera del riciclo. Quando questi stabilimenti si fermano perché il materiale riciclato non trova mercato, la catena produttiva subisce un arresto a cascata. Impianti di selezione rallentano e, in numerose zone del Sud Italia, la raccolta differenziata degli imballaggi plastici è stata sospesa per mancanza di spazi per lo stoccaggio. Si tratta di una condizione che peggiora la situazione ambientale e organizzativa delle comunità locali.

3 errori che bloccano il riciclo della plastica e rovinano la filiera in Italia
3 errori che bloccano il riciclo della plastica e rovinano la filiera in Italia – fiorirondo.it

Particolarmente emblematico è il caso del PET delle bottiglie, un materiale cruciale per il settore. Attualmente, la percentuale di plastica riciclata nelle bottiglie è scesa sotto il 16%, ben distante dagli obiettivi europei che richiedono almeno il 25% entro il 2025 e il 30% entro il 2030. Un dato che riflette le difficoltà strutturali del mercato: il PET riciclato ha costi fino al doppio rispetto alla plastica vergine asiatica. Questo divario di prezzo crea una forma di dumping che riduce gli incentivi a investire nel riciclo di qualità. Di conseguenza, si genera un circolo vizioso che compromette la produzione industriale e rallenta i progressi ambientali attesi in Italia.

Il deposito cauzionale (DRS): una spinta necessaria

Nel tentativo di affrontare questa emergenza, l’introduzione del deposito cauzionale per le bevande, noto come DRS, è tornata al centro del dibattito pubblico. Sebbene non sia una soluzione estesa a tutti i tipi di rifiuti plastici, il DRS si conferma come uno degli strumenti più efficaci per raccogliere bottiglie in modo pulito e selezionato. Il sistema prevede che il consumatore paghi una cauzione al momento dell’acquisto, recuperandola al momento della restituzione del contenitore. Questo meccanismo assicura un flusso di materiale di alta qualità, facilmente riciclabile e separato dagli altri rifiuti.

L’esperienza di paesi come Austria e Romania mostra numeri concreti. In Romania, ad esempio, la raccolta ha raggiunto livelli vicini al 90% in poco più di due anni dall’adozione del DRS, una performance difficile da replicare con i tradizionali sistemi di raccolta differenziata. Questa differenza indica che senza strumenti come il deposito cauzionale, la qualità e la quantità della plastica raccolta rimangono insufficienti per sostenere un mercato stabile.

Il Parlamento italiano sta valutando proposte di legge che rimettono il deposito cauzionale al centro della strategia nazionale. Alcuni rappresentanti di maggioranza hanno riconosciuto che il DRS non comporta costi diretti per lo Stato e aiuta a calmierare la plastic tax derivante dalla mancata raccolta e riciclo delle bottiglie. Tuttavia, gli esperti del settore sottolineano che il deposito cauzionale costituisce solo una parte del puzzle. Serve infatti un sistema integrato che includa la progettazione circolare, efficaci sistemi logistici e una reale responsabilità estesa dei produttori. Senza questi elementi, il rischio è che la situazione degli impianti fermi rimanga stabile e difficile da risolvere nel breve periodo.

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