Concorso per guide turistiche: solo il 2% supera la selezione tra 12mila candidati in gara

Le città d’arte italiane si trovano davanti a una sfida imprevista, quasi una sorta di scoglio. Sembra sfumare l’idea di un rinnovamento, con più professionalità tra le guide turistiche. Gli ultimi dati sulla selezione nazionale – e qui, diciamolo, un po’ di delusione c’è – sembrano dire altro. Numeri ben più bassi rispetto a quanto si immaginava, e questo fa riflettere: quali effetti concreti avrà tutto ciò sul turismo culturale? E soprattutto, cosa vuol dire oggi formare chi racconta storie e identità dei luoghi più amati d’Italia?

Il nuovo registro nazionale e la realtà della riforma

L’idea di avere un elenco unico e riconosciuto di guide turistiche nasceva da un’esigenza chiara: mettere un po’ di ordine in un settore spesso troppo variegato, con formazione spesso incerta e competenze non sempre facilmente paragonabili. Il ministero del Turismo aveva sottolineato quanto fosse cruciale certificare le capacità per proteggere la memoria culturale delle varie regioni e combattere l’abusivismo. C’era molta attesa, migliaia di candidati sparsi da Nord a Sud pronti a “prendere la qualifica” ufficiale.

Concorso per guide turistiche: solo il 2% supera la selezione tra 12mila candidati in gara
Un ombrello con la scritta “Free Tour” spicca tra la folla, simbolo di una professione in cerca di rinnovamento. – fiorirondo.it

Ma la selezione ha dato risultati sorprendenti. Su oltre 12mila partecipanti, appena un paio di centinaia sono riusciti a superare l’esame – ci si aspettava di più, no? –. Un fatto che ha acceso più di qualche dubbio sulla tenuta del modello di formazione e sulle prove stesse. Il rischio ora: un registro nato troppo “ristretto”, che rischia di ridurre la diffusione di professionisti formati e, insomma, creare disuguaglianze tra città super turistiche e zone meno battute.

Chi frequenta i centri storici lo nota subito – senza bisogno di dati –: nelle grandi città le guide riconosciute restano, ma nei borghi e nelle periferie, la presenza cala. Un fatto che, inutile nascondersi, si riflette sulla qualità generale, mandando in difficoltà l’esperienza di chi visita.

Difficoltà del processo e impatto sul settore turistico

Il problema si sente davvero «sul campo» – e gli operatori culturali ne parlano spesso –. L’organizzazione di itinerari e visite guidate diventa più complessa quando mancano guide certificate in grado di garantire professionalità e contenuti allineati. Così, l’ampliamento dell’offerta culturale è frenato, con un turismo che fatica a diventare più consapevole e di qualità. Non pochi esperti del settore mostrano perplessità davanti a queste dinamiche, perché certo, si stanno allontanando gli scopi che pareva si volessero raggiungere.

Il motivo? Molti elementi. Primo, la rigidità dei criteri del bando, poi la difficoltà stessa delle prove. E – dettaglio non da poco – il requisito di una formazione riconosciuta: questo ha escluso molte persone con esperienza sul campo, ma senza un titolo ufficiale in tasca. Sta emergendo un dibattito ben più ampio su quale debba essere il giusto equilibrio tra esperienza pratica e formazione strutturata per valorizzare la guida turistica in Italia. Cosa dire? Non è semplice.

Le città d’arte si trovano quindi con un’offerta meno ampia e meno organizzata, cosa che si fa sentire soprattutto nei periodi di alta stagione, quando la domanda di visite guidate di qualità cresce notevolmente. Un segnale chiaro e forte, osservato con attenzione dagli addetti ai lavori, che cercano – tra mille difficoltà – soluzioni concrete.

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